28 febbraio 2009

Il fresco secco

E’ una semplificazione della tecnica del “buon fresco”, che permetteva di lavorare anche in condizioni di esposizione diretta alla luce solare ed in presenza di vento. L’intonachino di supporto, lasciato asciugare completamente veniva, prima di iniziare la coloritura, strofinato con pietra pomice, in modo da riaprire i pori della malta e bagnato abbondantemente con acqua e calce.

testo di Flavia Trivella, pubblicato nel n° 28 del bimestrale Materiali Edili (Alberto Greco Editore)

Tecniche di decorazione pittorica tradizionali-introduzione
Il marmorino
Lo stucco
L’intonaco a cocciopesto
Il graffito (o sgraffito)
L’affresco
La tempera a colla
L’encausto
La pittura ad olio

27 febbraio 2009

L’affresco

L’affresco costituisce la più importante e diffusa tecnica di decorazione pittorica dell’antichità, veniva realizzata sull’intonachino a calce ancora umido, con il quale il pigmento si fissava per un processo di carbonatazione che dava luogo ad una superficie molto compatta e resistente. La tecnica era piuttosto complessa e per ottenere dei risultati ottimali dovevano risultare soddisfatte molteplici condizioni: mancanza di insolazione diretta, tasso costante di umidità relativa, assenza di ventilazione, ottima qualità delle materie prime impiegate ed in particolare del grassello di calce, che doveva essere maturo e ben setacciato. Inoltre, era necessario rispettare una rigida tempistica di lavoro: l’intonaco applicato a fresco veniva battuto a cazzuola o a frattazzo allo scopo di fare venire in superficie il latte di calce, quindi si applicavano i pigmenti (terre resistenti all’alcalinità della calce ed all’irraggiamento solare) più o meno diluiti con l’acqua, macinati finemente in mortaio e conservati in vasi coperti con un velo d’acqua.

testo di Flavia Trivella, pubblicato nel n° 28 del bimestrale Materiali Edili (Alberto Greco Editore)

Tecniche di decorazione pittorica tradizionali-introduzione
Il marmorino
Lo stucco
L’intonaco a cocciopesto
Il graffito (o sgraffito)
Il fresco secco
La tempera a colla
L’encausto
La pittura ad olio

26 febbraio 2009

Il graffito (o sgraffito)

Il graffito (o sgraffito) è una particolare decorazione che è stata molto diffusa fino agli inizi del XX secolo, per la realizzazione di decorazioni architettoniche, grottesche e campiture. Sopra lo strato di arriccio si stendeva un impasto di calce e inerti colorato con paglia bruciata, ocre scure o rossastre. Sopra l’intonaco, ben lisciato e battuto, si stendeva un intonachino bianco dello spessore di pochi millimetri, a base di grassello di calce e polvere fine di marmo.
decorazione a sgraffito, Scuola Normale Superiore, Pisa, scratch work, sgraffite
Ad essiccazione appena iniziata si realizzava lo spolvero del disegno, si incidevano i contorni con un ferro a punta che eliminava lo strato di intonachino superficiale riportando in vista il diverso colore sottostante. Nelle partiture l’asportazione dell’intonachino era più estesa, mentre le zone rimaste in opera venivano tinteggiate con un colore contrastante.

Tecniche di decorazione pittorica tradizionali
testo di Flavia Trivella, pubblicato nel n° 28 del bimestrale Materiali Edili (Alberto Greco Editore)

Tecniche di decorazione pittorica tradizionali-introduzione
Il marmorino
Lo stucco
L’intonaco a cocciopesto
L’affresco
Il fresco secco
La tempera a colla
L’encausto
La pittura ad olio

25 febbraio 2009

L’intonaco a cocciopesto

Il cocciopesto è un materiale ecologico molto adatto alle case di campagna, un pò umide e trascurate, tanto quanto lo è per le case di Venezia, perenemente bagnate dalle onde, dove è stato ampiamente usato.
E' costituito da calce mescolata a coccio pestato - mattoni e manufatti in laterizio macinati finissimamente. E' utilizzato dall’età romana come impermeabilizzante (rivestimento di vasche o di cisterne) o nei pavimenti. Ancora oggi trova le sue applicazioni con la stessa forza. Io l'ho utilizzato per rifare un piccolo bagno della casa della quale alcune parti risalgono al 700.

Puoi vedere come ho fatto leggendo il post Vano doccia in cocciopesto.
Cocciopesto nel passato:
Nell’intonaco a cocciopesto l’inerte era sostituito con un’opportuna percentuale di cocciopesto, che dotava la malta di una discreta idraulicità e caratterizzava esteticamente la finitura, in relazione al colore delle scaglie di mattone impiegato, rosso giallo nel caso di mattoni ferraioli, ricchi di scorie e quasi refrattari e rosso bruno, in quello dei mattoni molto cotti. Per ottenere altre colorazioni potevano essere aggiunte delle sabbie colorate.
Testo di Flavia Trivella, pubblicato nel n° 28 del bimestrale Materiali Edili (Alberto Greco Editore)
Tecniche di decorazione pittorica tradizionali-introduzione
Il marmorino
Lo stucco
Il graffito (o sgraffito)
L’affresco
Il fresco secco
La tempera a colla
L’encausto
La pittura ad olio

Vita in campagna

Erano settimane che aspettavo la fine delle piogge. Avevo voglia di stare fuori, di dedicarmi al giardino che ha sempre bisogno di cure, indipendentemente dalla stagione. Le gemme si stanno risvegliando, e così anche il richiamo della natura.
L’inverno è un periodo in cui riesco a trovare del tempo per leggere, scrivere e rigenerarmi, riempire le batterie e fare un impressionante numero di piani e programmi.

Sono arrivata fino alla fine di ottobre… almeno con i piani :) Sono contenta perché spero così di recuperare una parte persa del mio tempo libero…
Per ora così non è.
Vi dirò la verità: programmerò la pubblicazione di qualche post perchè mi sto dedicando ad altre attività a tempo pieno.

Dopo tocca a me:

Intanto faccio qui…

... e qui...



Non mi lamento per niente! Mi piace la vita super - dinamica che vivo immersa nella natura…

24 febbraio 2009

Lo stucco

Lo stucco può essere considerato quasi un sinonimo di marmorino, con una destinazione prevalentemente nell’ambito dell’opera scultorea e di modellato. All’impasto, in aggiunta al grassello di calce, alla polvere di marmo, alla sabbia ed all’acqua, venivano dosati caseina e gesso. Nella versione dello stucco lucido sullo strato di arriccio si stendeva un sottile strato di grassello e polvere di marmo, battuto e lisciato a frettazzo e cazzuola. Quindi si applicava uno strato di grassello in pasta, sul quale si imitava, utilizzando le più opportune terre coloranti, la varietà di marmo desiderata. A parziale asciugatura , dopo c.ca 30 minuti, si applicava a pennello dell’acqua saponata, facendola cristallizzare con l’aiuto di un ferro caldo dagli spigoli smussati. Il sapone damaschino, uscito completamente dal mercato, può essere sostituito oggi con quello di Marsiglia o con del normale sapone in scaglie. L’effetto lucido della superficie poteva essere aumentato strofinando, a lavorazione ultimata, con un panno di lana ed applicando della cera vergine a freddo o a caldo.

Tecniche di decorazione pittorica tradizionali
testo di Flavia Trivella, pubblicato nel n° 28 del bimestrale Materiali Edili (Alberto Greco Editore)

Tecniche di decorazione pittorica tradizionali-introduzione
Il marmorino
L’intonaco a cocciopesto
Il graffito (o sgraffito)
L’affresco
Il fresco secco
La tempera a colla
L’encausto
La pittura ad olio

23 febbraio 2009

Il marmorino

Nell’anno 2001 ero tanto presa dalla sperimentazione che raramente trovavo il tempo per documentarla. Così il marmorino che ho realizzato rimane senza testimonianza. Volevo capire questa tecnica a fondo facendo da sola il colore invece che acquistarlo già pronto perchè desideravo ottenere un colore più scuro rispetto alle sole tinte pastello in offerta nei colorifici.
Ci sono riuscita con uno dei rossi più potenti e più usati: rosso ossido di ferro.
Il mio marmorino color vino rosso m’inebria ancora…
L'ispirazione l'ho avuta da questa foto


La spinta me l’ha dato il già citato articolo, del quale continuo la lettura:

Il marmorino
L’intonaco più comune nei secoli XVI e XVII era il marmorino, un’imitazione povera della bianca e lucida superficie del marmo. In realtà, il marmorino è solo l’ultimo di una serie di strati di intonaco, i classici rinzaffo, arriccio ed intonachino, che veniva eseguito con un impasto di grassello di calce e polvere di marmo e applicato pressando e lisciando l’impasto a cazzuola. In tutte le ricette “storiche”, la quantità del legante aumenta dallo strato più interno a quello più esterno, per dotare la superficie delle idonee resistenze alle aggressioni atmosferiche ed alla pioggia (anche se l’assenza delle piogge acide poneva allora meno problemi di oggi).
Negli strati inferiori, a volte, in aggiunta o in sostituzione della calce grassa ed insieme alla sabbia di fiume, alla polvere di marmo o al caolino, veniva utilizzato del cemento bianco per accelerare il processo di presa evitando fessurazioni. L’adozione di numerosi strati di intonaco, almeno 3, era giustificata dalla necessità di scongiurare i dissesti provocati dalle diverse caratteristiche elastiche dei materiali di supporto e di finitura. I vari strati erano sovrapposti con il ritmo “naturale” della pontata/giorno, facendo combaciare la produzione giornaliera con le zone di marcapiano, modanatura e apertura per evitare di lasciare tracce evidenti delle giunzioni. Era regola imprescindibile spruzzare abbondantemente con acgua lo strato in fase di essiccazione subito dopo ed alla ripresa dei lavori. Nella preparazione dell’impasto l’acqua veniva impiegata in proporzioni minime e, rispetto ad oggi, i tempi di miscelazione erano molto più lunghi ed i procedimenti più accurati.

Tecniche di decorazione pittorica tradizionali
testo di Flavia Trivella, pubblicato nel n° 28 del bimestrale Materiali Edili (Alberto Greco Editore)


Tecniche di decorazione pittorica tradizionali-introduzione
Lo stucco
L’intonaco a cocciopesto
Il graffito (o sgraffito)
L’affresco
Il fresco secco
La tempera a colla
L’encausto
La pittura ad olio

22 febbraio 2009

Tecniche di decorazione pittorica tradizionali

Un modo per prendersi cura dell’ambiente in cui viviamo è quello di utilizzare tecniche decorative e materiali naturali ove possibile. Il mio amore ed interesse per il recupero dei mobili, per gli antichi mestieri, per le tecniche tradizionali ed i materiali naturali mi ha portata ad approfondire l'argomento delle tecniche di pittura tradizionali. Ho iniziato ad usare queste tecniche frequentemente a partire dal 1998.
Nel 1999 ho letto un articolo dell’Arch. Flavia Trivella che trovo di notevole interesse per la chiarezza con la quale fornisce una panoramica sulle tecniche decorative tradizionali italiane più conosciute, e ve lo ripropongo:
Tecniche di decorazione pittorica tradizionali - introduzione

L'architettura storica italiana è particolarmente ricca di tecniche e di sistemi di decorazione pittorica parietale, tanto delle superfici interne che di quelle esterne, che spesso caratterizzano tanto quanto i materiali da costruzione locali i volti dei centri storici e degli agglomerati urbani. Si tratta dei numerosi intonaci di finitura, dei marmorini, dei finti marmi, dei graffiti e delle tante tipologie di decorazioni superficiali ad affresco, tempera, olio. Di molte di queste si è perso perfino il ricordo, in generale gli operatori dell’edilizia moderna poco ne sanno, in relazione ai materiali, attrezzi, tempi e modi di esecuzione. Il mercato del recupero e la tendenza emergente alla conservazione costringe però tutti , tecnici e non, progettisti ed applicatori a “riaggiornarsi” almeno sui principali tipi di finitura delle murature antiche , in modo da essere in grado di compiere le scelte più corrette nel caso ci si imbatta in opere originali, in discrete o buone condizioni di conservazione, che richiedano interventi di protezione, integrazione o consolidamento. Molte case produttrici , in risposta al maggior interesse nei confronti delle decorazioni antiche, hanno messo sul mercato dei prodotti che, pur riproponendo i termini tradizionali (stucco, marmorino, encausto…) e senza nulla volere togliere alle prestazioni tecniche specifiche, sono molto lontani dalla tecnica originaria, per natura, composizione, prestazioni e risultati estetici e che, nelle applicazioni sulle preesistenze, possono dare luogo a problemi non indifferenti di compatibilità chimica e fisica.

testo di Flavia Trivella,
tratto dal n° 28 del bimestrale Materiali Edili, una rivista che si propone come punto di riferimento per tutti coloro che si occupano dei materiali per l'edilizia. Può essere trovata anche presso molti rivenditori di materiali edili.

Il marmorino
Lo stucco
L’intonaco a cocciopesto
Il graffito (o sgraffito)
L’affresco
Il fresco secco
La tempera a colla
L’encausto
La pittura ad olio

21 febbraio 2009

Alloctona o autoctona?

Che cosa significa alloctona e autoctona?
Facciamoci aiutare dal corpo forestale dello stato nel chiarire questi concetti:Una pianta autoctona (dal greco auto=medesimo e chthon=terra) è originaria e nativa del paese ove vive.
Una pianta alloctona (dal greco allo=diverso e chthon=terra) è il suo contrario, non si è originata nella zona in cui vive, ma altrove.
In mezzo alle due si trova un'altra grande ed importante categoria: sono le piante naturalizzate, che sono state inserite nell'ambiente, si sono ben adattate, riproducendosi spontaneamente ed affermandosi come resistenti. La loro peculiarità sta nel fatto che si sono mimetizzate a tal punto che qualche volta rappresentano elementi caratterizzanti dei nostri paesaggi.
Cupressus sempervirens L. o Cipresso comune è originario delle regioni mediterranee europee (Grecia, Creta, Cipro) da dove si è poi diffuso in tutta Europa ed in altri continenti.



Pinus pinea o Pino domestico, invece, è originario della Spagna.


A proposito, è il pino domestico a regalarci i buonissimi pinoli.

E così il nostro cipresso ed il pino domestico parlano il greco, il turco e lo spagnolo. Ma stanno bene nei nostri giardini, tant'è che oggi nei parchi storici possiamo ammirare collezioni di piante che provengono da tutto il mondo.

Specie alloctone, autoctone e naturalizzate stanno bene insieme in un fantasioso paesaggio della quotidianità, offrendo ad ognuno di noi tre volte tante cose da scoprire.

Da visitare:
L'Orto Botanico della Tuscia

Da leggere:
Pinoli - frutti del desiderio

20 febbraio 2009

Il gusto del passato

Non penso che la vita nel passato fosse più facile o più bella. Penso, però, che fosse più sana rispetto a quella vissuta da molte persone dei nostri tempi.
Le notizie che ci giungono quotidianamente sull'inquinamento, sui gas di scarico delle macchine, sul buco dell'ozono, sui fallimenti dei piani di salvaguardia dell'ambiente, ci scuotono e ci spaventano.

Tutti insieme possiamo agire per migliorare il nostro mondo e relazionarci meglio con il nostro territorio.
Ho approcciato la vita in campagna con l'idea di avere molto da imparare dalla comunità locale, di volere ridare al posto che abito un po' del suo splendore del passato, di mantenere intatte le coltivazioni originarie e le specie autoctone, di seguire i canoni architettonici locali in linee principali, mescolandoli con eredità artigianale del bacino del Mediterraneo in generale.


Ero preparata ad adottare soluzioni anche di fantasia qualche volta, dalle quali trarre sì benefici individuali, ma senza ledere quelli della comunità. Mi sono venuti in aiuto tanti libri, testi, tesi, esempi ed articoli grazie ai quali ho tracciato una linea di condotta personale.
Mi piace far rivivere il passato nella mia vita di oggi, con un giusto equilibrio.

17 febbraio 2009

La fantasia di carta

Molti artisti, stilisti, designer ed architetti hanno trovato nella carta il loro mezzo espressivo preferito. Spinti dalla creatività, dall’attenzione per l’ambiente e dalla sua versatilità, l’hanno tutti usata per esprimere il loro sofisticato e poetico senso artistico, al contempo spesso rivoluzionando l’idea del design. Ecco qualche esempio:
Caterina Crepax, architetto d’interni, usa la fantasia per creare abiti, accessori, lampade, cornici ed arazzi di carta.

Caterina Crepax
"L'abito diventa una scultura, lo firma Caterina Crepax"




foto: Denise Bonenti

Isabelle de Borchgrave, artista di origine belga, trasforma la carta semplice in costumi ed abiti effetto trompe l’oeil.



Questi vestiti di carta, realizzati in collaborazione con Rita Brown per la messa a punto dei modelli, hanno riscosso un grande successo alla mostra "Papiers à la mode" al Musée de l'Impression sur Etoffes a Mulhouse, in Francia.



Christine Deforges, tessitrice di carte da tè, incolla, cuce e lavora all’uncinetto le bustine da tè realizzando pannelli, paraventi, lampade…


foto: Linda Vismara/VegaMG

Anna Colombo ha creato queste poetiche lampade-scultura.





foto: Laura Rizzi

Lea Bilanci crea carte di vari formati, densità e trama, usando le spezie, aromi, piante, fiori, fibre e tessuti. Nascono così i quaderni, gli erbari, gli album, i biglietti, le buste, le scatole


Molte sono le creature che con carta si vestono, di carta si nutrono e su carta vivono. 
Quasi sempre uniche, viaggiano sulle ali della fantasia.


16 febbraio 2009

Giochi di carta

La cartapesta è così usata, che di carnevali ne potremmo fare a migliaia… Possiamo addirittura imparare come farla dai bambini, che nelle scuole sviluppano la fantasia attraverso questo ed altri giochi creativi.
Di esempi on-line se ne trovano tanti; guardate, per esempio, cosa creano i bambini di una scuola primaria sarda all’interno del progetto "C-ARTE":
Ma anche i loro amici croati fanno un bel gioco, Piňata, di origini messicane!


Un modo alternativo per riciclare la carta è quello di fare dei fogli nuovi. Non mi soffermo a descriverne la tecnica, del resto già simile alla ricetta base per fare la cartapesta, ma vi indirizzo ad un sito che da molto tempo ne illustra i segreti: CARTA A MANO: COME FARE.
In un post precedente ho pubblicato un bozzetto di Tiepolo eseguito su carta di stracci; nella poltiglia di carta trovano quindi posto anche le fibre di tessuti, fiori secchi, fibre vegetali
Spronate la fantasia. Farete faville…

15 febbraio 2009

Pitture ecologiche, colla di farina e tempera

Passare del tempo in compagnia è sempre bello; fare insieme qualcosa di creativo è effervescente, almeno per me. Ecco perché speravo che il mio post sulla cartapesta potesse dare una spinta a qualcuno per farlo davvero, magari con i figli, in famiglia, con amici…
Mi ha, quindi, fatto molto piacere la domanda di Danda sull’uso possibile della colla di farina.
Fa parte di un discorso ampio, che è l’uso delle sostanze naturali nella decorazione. Danda ha solo confermato un’altra volta la sua grande attenzione e sensibilità per tutte le questioni legate alla salute dell’ambiente e all’ecologia.

Cara Danda, cerco di risponderti.
Spero che trovi un po' di tranquillità per finire quello che hai iniziato tempo fa. E’ un peccato fermarsi; sarai sicuramente contenta di vedere la tua opera compiuta!
Puoi benissimo usare la colla di farina; per chi non la conoscesse, ecco la ricetta così come l’ho io:

Colla di farina
ingredienti:
farina 1 parte
acqua 20 parti
miele ½ parte
aceto1 cucchiaio
L’accorgimento di aggiungere il miele ed aceto alla colla serve anche per prevenire la formazione delle muffe e la fermentazione.

Qui ci sono altre ricette semplici per preparare la colla.



Per decorare i manufatti puoi usare le tempere. Posso raccomandarti un’ottima lettura per chiarirti le idee sul tipo di tempera da usare e sull'eventuale verniciatura:
La vera pittura a tempera (Alchimie e segreti) di Bruno Pierozzi, che negli anni 80 ha intrapreso un approfondito studio della tecnica della tempera.
E’ una guida che puoi consultare qui.
Troverai tempere magre e tempere grasse; tante ricette per preparare la tempera a colla, al tuorloal latte di fico… Spero che ti sia di ulteriore stimolo. :)

Tornando alle pitture ecologiche, molte sono le ricette per preparare in casa le pitture occorrenti. Fanno parte del patrimonio culturale e storico di tutto il mondo. In passato, le case e i mobili venivano mantenuti e decorati con materie prime a disposizione localmente: calce, gesso, colla di pelle ed ossa, latte, uova, farina, olio di papavero, di lino, di noce, ma anche grasso di foca, uova di salmone ed altro ancora.


Casa nuova, vita nuova

Dopo avere a lungo lavorato come libera professionista nelle grandi città con molta soddisfazione, 5 anni fa mi sono completamente dedicata al recupero di questo casolare in Toscana, utilizzando molte delle tecniche decorative finora conosciute.


Intendo parlarne e spero che possiate trovare qualche spunto utile nel mio blog.

Japanska Mušmula - loquat, Japanese Medlar, Nespolo GiapponeseQuesto posto è particolare ed è di grande ispirazione per un'artista.
Il mio sogno sarebbe quello di aprire un B&B (e art farm) per condividere con i miei ospiti il luogo in cui abito, il cibo genuino del mio orto, il canto degli usignoli in maggio, l’opulenza delle fioriture estive, la frutta biologica, l’olio del mio uliveto…
Insomma, il mio mondo.


I miei meravigliosi vicini, gli abitanti delle belle terre toscane, le amano e le curano senza sosta, come me, in un ciclo naturale che si compie davanti ai nostri occhi anno dopo anno.

Conosciamo i suoni di questi luoghi.
Sono note di un codice segreto che tesse la melodia dei nostri giorni.

melograno, fiore

Ne è valsa veramente la pena di venire qui ad imparare ad amare e curare la campagna.
Spero di dividerla tra non molto anche con gli ospiti!

12 febbraio 2009

La tecnica della cartapesta

un candelabro in cartapesta doratoLa tecnica della cartapesta è una di quelle tecniche che possono essere usate da tutti. Il suo fascino irresistibile deriva dalla facilità con la quale la si può preparare, dalla sua versatilità, dall'uso semplice e senza acquisto di materiali particolari.
Il luogo in cui la si prepara può essere anche una cucina, visto che ci serve dell’acqua corrente per preparare il necessario e per lavare tutti gli attrezzi. I fornelli serviranno per scaldare l’impasto che poi lavoreremo su un tavolo protetto da una tovaglia di plastica o altri fogli di carta. E’ importante ricordarsi di riporre i manufatti in cartapesta in un luogo ventilato ed asciutto (non al sole!), una volta finiti, per concludere con successo la nostra opera.
CARTA
La più utilizzata generalmente è la carta di giornale, reperibile dovunque e di basso costo. Sono da evitare le pagine a grandi titoli perché tropo impregnate d'inchiostro. Per coprire le superfici estese e rendere i manufatti più resistenti è consigliabile la carta a fibra lunga. Quella più sottile è adatta per realizzare le superfici ruvide ed i piccoli particolari.
COLLE E COLLANTI
Si usa la colla da tappezziere, facilmente reperibile nella maggior parte dei negozi di ferramenta, e la colla bianca (tipo vinavil), molto versatile in quanto la si può usare pura - per ottenere superfici molto dure e per accelerare il processo di essiccazione, o diluita (3 parti di colla e 1 di acqua) - se la si vuole applicare come mano isolante e turapori.
Vedi anche: Pitture ecologiche, colla di farina e tempera
MATERIALI DI CARICA
Si aggiungono per dare alla carta macerata una consistenza maggiore; solitamente gesso in polvere, segatura o varie fibre.
COME MACERARE LA CARTA
Per ottenere circa 1 litro di cartapesta in pasta, servono circa 4 fogli doppi di giornale tagliati o strappati in piccoli pezzetti di dimensioni non superiori ai 2,5 x 2,5 cm.
Ponete la carta in un secchio e copritela con dell’acqua, senza esagerare per non ottenere una pasta troppo diluita. Lasciare riposare per almeno 1 giorno, ma anche due.
Trasferite la carta impregnata d'acqua (lasciando circa 2 litri d'acqua) in una grossa pentola e fatela bollire per 20 minuti per ammorbidire le fibre.
Scolate la poltiglia strizzandola senza eccedere.
Ora mettete questa massa dentro un contenitore di plastica ed aggiungete:
  • 3 cucchiai colmi di bianchetto o gesso in polvere,
  • 2 cucchiai di colla bianca,
  • 3 cucchiai di olio di semi di lino
Mescolate bene l’impasto con un grosso mestolo in legno e poi incorporatevi 3 cucchiai di colla da tappezziere.
La cartapesta è ora pronta all'uso.
COME LAVORARE LA CARTAPESTA
Le tecniche di lavorazione della cartapesta sono molte - ogni artista ha un suo metodo preferito, ma alcuni sono più utilizzati.Potete usare uno stampo, una sagoma o un oggetto preesistente da rivestire di cartapesta.
Potete realizzare una base, una struttura di sostegno o un’anima che ricoprirete. Potete sovvraporrne diversi strati sottili per ottenere degli effetti di trasparenza. O potete sperimentarne uno tutto vostro. La parte della cartapesta inutilizzata si può mettere in un sacchetto di plastica e conservare in frigorifero per un po’.
LA MANO DI FONDO
Dopo l’essiccazione dell’oggetto si può procedere alla sua colorazione, decorazione o patinatura.
Grazie alla mano di fondo, la pittura successiva non verrà assorbita dalla carta che è porosa e l'inchiostro non sarà visibile. Una o due mani di cementite vanno bene.
L’IMPERMEABILIZZAZIONE
Una volta terminato il lavoro, bisogna dare una mano di finitura per rendere gli oggetti più duraturi ed impermeabili all'acqua. Si possono usare vernici (che cono trasparenti) oppure smalti (che sono vernici pigmentate e che ricoprono le superfici di uno strato di colore) a finitura opaca, satinata o lucida oppure tutti e due. Le vernici sono delle miscele che creano sulle superfici una pellicola protettiva trasparente; meglio applicarne parecchi strati per ottenere i risultati migliori.
Conquistata la manualità, potete facilmente coinvolgere i bambini in questo gioco creativo.
Tempo fa ho tenuto un corso di cartapesta per ragazzi di età mista (compresa tra 6 e 15 anni). La loro età così diversa non ha rappresentato nessun ostacolo al grande successo del corso, coronato con la realizzazione di tutto un mondo fantastico e colorato in cartapesta.

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Lavori fatti durante il corso di cartapesta

Libro sulla cartapesta
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Arte e tecnica della cartapesta
Juliet Bawden, Peter Marshall
Tecniche Nuove, 1992

Invece che tagliare o strappare la carta in piccoli pezzetti, potreste trovare utile questo mini distruggi documenti a manovella. Riduce la carta in piccole striscioline senza l'utilizzo dell'energia elettrica, rispettando l'ambiente.




Riciclate la carta in un meraviglioso manufatto in cartapesta!


11 febbraio 2009

TI AMO in rosso ciliegia

Voglio dare il mio contributo a San Valentino, una festa bella, innocente e romantica perché qualsiasi cosa che inneggi all'amore - fa bene al mondo!
L'amore è universale, l'amore ci rende migliori, l'amore è quello che sognano tutti; l'amore è eterno e lo sanno anche i pinguini reali :)
Non do mai un cuore per scontato. Mi piace pensare di saperlo conquistare, ma so anche che è facile perderlo.
La festa di San Valentino è una buona occasione per tutti quelli che amano ribadirlo.
Facciamolo con il cuore... questa volta - da mangiare!

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"Medenjak", nella sua bella confezione di cartone grezzo, può essere ordinato sul portale Souvenir della Serbia

Quello che vedete è un biscotto (in riedizione moderna) della tradizione popolare dell'est Europa, dove rappresenta un pegno d'amore. In Serbia, da dove arriva questa immagine, si chiama licidersko srce o medenjak.

(Dal punto di vista etimologico la parola licider deriva dalla parola tedesca Lebzelter che indica il professionista pasticcere che produce dolci simili a quelli che in Italia sono conosciuti come pan di zenzero.) 

Lo si faceva in casa, usando farina e miele, ingredienti facili da reperire.
Lo si poteva comprare alla fiera per regalarlo alla persona amata che, poi, lo esibiva al collo con orgoglio.
Il mestiere di fare questo tipo di biscotto esiste dai tempi antichi. E' stato portato in Europa dall'impero romano per raggiungere il suo periodo più fiorente sotto l'impero austro-ungarico.

Come molte altre tradizioni, anche questa è minacciata dal pericolo di scomparire. Per fortuna in alcune famiglie si continua tuttora a praticare e a tramandare, preservando questo pezzo dolce della nostra storia.


La famiglia Janović è una di queste famiglie; da 97 anni continua una tradizione artigianale che ha radici profonde nella storia.
via Život od medenih srca

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Uno dei cuori della famiglia Janović 
via fb

medenjak, licidersko srce, Pajić, Serbia, biscotto, miele
La famiglia Pajić ha iniziato la produzione nel 1934 continuando fino ai nostri giorni a tramandare i segreti di questo dolce mestiere.




*Complimenti al sarto ( in serbo: krojač) che ha cucito l'abito del portale Souvenir della Serbia 




4 febbraio 2009

Era digitale: un vantaggio per tutti i creativi

La linea di separazione tra l'arte e l'artigianato digitale è sempre più sottile. Molti creativi partono da una fotografia o da un’immagine digitale per compiere le loro opere.
L’era digitale ha portato moltissimi vantaggi agli artisti che con l'aiuto della tecnologia moderna possono esplorare ancora meglio la loro creatività, allargare le conoscenze e competenze, aumentare la visibilità delle loro opere ed illustrarne le possibili applicazioni.
Textile design, paper design e papier peint sono solo alcuni dei campi di competenza che si sono saputi rinnovare per riproporsi in chiave digitale
Claire Coles, Carolyn Quartermaine e Anna Dove rappresentano un bel esempio di queste nuove tendenze con i loro collage e carte da parati spesso trasformati in bellissime stampe.

Anna Dove, carta da parati, tessuti, cuscini
sito di Anna Dove

Carolyn Quartermaine, collage,
sito di Carolyn Quartermaine

Claire Coles, collage, carta da parati
sito di Claire Coles



3 febbraio 2009

Fare un album di musica da soli al computer

Trovo interessante il Liquida Magazine; ho iniziato a leggerlo e raccomandarne la lettura anche agli altri perché fa un bel riassunto delle nostre chiacchiere on line, farcito di tanti link utili. Gli argomenti che tocca sono attuali, sia per le opportunità illustrate, sia perché l'aria di crisi costringe tutti a ripensare al proprio modo di vivere e di spendere.

Leggendo l'articolo Scaricare musica legalmente, le dritte dei blogger ho pensato che meriterebbe una visibilità anche maggiore e qualche informazione in più. Quale?

Per esempio, come realizzare un album di musica?
Oltre a scaricare legalmente la musica dalla rete, ci si può anche cimentare nel creare un proprio album. Avendo un computer ed un microfono, nulla ci ostacola dal provare a diventare musicisti. Niente sbarra la nostra strada se decidiamo di esprimerci in chiave di mi, per farlo non servono attrezzature speciali ne investimenti cospicui.

PROVARE a far pensare a tutti che suoniamo almeno 20-30 strumenti musicali può essere divertente; personalmente ho trovato più divertente dire che, a parte il
chitarrista Max T., il mio album l'ho fatto da sola al computer e che, no, non suono anche il trombone!

Mi sono stati d'aiuto un paio di software dei quali ho parlato nel post:
Perfect day on Jamendo! Il risultato è sulla mia sidebar di blogger, in forma di un simpatico widget di Jamendo. E' lì che potete provare a spegnermi!
:)

2 febbraio 2009

Creare per vivere meglio

Sentire l’impulso di fare qualcosa di creativo capita a tutti. Qualche volta si vuole semplicemente cambiare pagina per il puro piacere di farlo; qualche volta abbiamo bisogno di esprimere la nostra creatività per dare forma tangibile ad un’idea. Fatto sta che la creatività ci accomuna più di quanto non ce ne rendiamo conto.
In questo blog do spazio ai pensieri che ruotano attorno all’arte, che può e deve essere praticata a tutti i livelli, non solo a quello professionale. E’ dalla tenera età che iniziamo a sviluppare la creatività ed è una ricerca che deve perdurare finché viviamo.

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Paper graphic di Yulia Brodskaya  
Siamo tutti un po’ artisti, la creatività fa parte di un’eredità ed un’identità culturale che tutti ci portiamo dentro.
I problemi alle volte nascono quando non sappiamo incanalarla, quando c’è quel qualcosa che ci blocca, che c’inchioda, che ci trattiene titubanti e ci rende indecisi…
Dobbiamo imparare a divertirci creando, senza frenare il nostro senso ludico.

In quanti modi si può esprimere la propria creatività? In tanti quante sono le persone!

Potreste, per esempio, scegliere la carta come materiale di vostro interesse, come fa la designer ed illustratrice Yulia Brodskaya.

Nel suo lavoro Yulia Brodskaya riunisce tutte le cose che le piacciono di più: carta, tipografia e altamente dettagliati oggetti fatti a mano, creando innovative illustrazioni di carta e rapidamente guadagnando la reputazione internazionale.



1 febbraio 2009

Acquarelli d'interni e bozzetti/4

Molti decoratori sono stati chiamati in aiuto dagli architetti nelle realizzazioni dei loro progetti d’interni, spesso per interpretarne i sogni - come fece Irene Groudinsky per Renzo Mongiardino. Le immagini dei suoi acquarelli non sono facili da trovare; suggerisco di comprare il libro di Renzo Mongiardino e Fiorenzo Cattaneo: Architettura da camera che ne contiene molti.

Fin dove dobbiamo guardare, dove andare a cercare gli esempi di "buona architettura da camera" da usare per costruire i nostri sfondi, i nostri palchi domestici, le nostre cornici e finestre nel mondo? Le fonti sono da ricercare, mi sembra ovvio, nella storia dell’arte. Molti sono gli esempi di ritratto d’ambiente, architettura d’interni ed acquarello d’interni; molti pittori, architetti, decoratori e scenografi ne sono rimasti vittime affascinate.

Bisogna imparare a riconoscere la qualità. Gli esempi sono da ricercare nelle grandi architetture europee e nei suoi ricchissimi musei, nelle testimonianze delle pagine di storia visibili in forma di costruzioni su tutto il territorio.
Ecco alcune immagini e link che possono esservi d’ispirazione in questo percorso.

Franz Xaver Nachtmann
Marian's drawing room in the Palace of Schonbrunn,1831

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Karl Olof Larsson, le radici del design scandinavo



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Acquarelli d’interni di Anna Lequio
 
Un soffio d’aria fresca. E’ quello che mi è sembrato di sentire sul viso mentre osservavo gli acquarelli di Anna Lequio. Ho avuto il piacere di essere presente all'inaugurazione della sua mostra personale e di incontrarla alla Galleria d’arte Davico di Torino nel 1992.
"E’ come se le acque non si fossero ancora ritirate dalla terra ferma…"
si legge nella presentazione di Nico Orengo nel catalogo di questa mostra.
Complimenti, Anna.