27 febbraio 2011

I mobili (mobiles) di Alexander Calder, scultore americano

Nei primi anni trenta del XX secolo è emerso un nuovo movimento artistico, quello delle sculture mobili - mobiles - dell'americano Alexander Calder (1898 - 1976).

Alexander Calder nel suo studio di Parigi, 14 Rue de la Colonie, autunno 1931.
Foto di Marc Vaux
Courtesy the Calder Foundation


Alexander Calder - Dog, 1909
Brass sheet
2 1/4" x 4 1/2" x 1"
Calder Foundation, New York

Courtesy the Calder Foundation


Alexander Calder - Romulus and Remus, 1928
Wire and wood
30 1/2" x 124 1/2" x 26"
Solomon R. Guggenheim Museum, New York

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Alexander Calder - Le Cavalier, c. 1930
Wire
13 3/4" x 16 15/16" x 5 1/2"
Galerie Maeght, Paris

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Nel 1932 Calder, laureato in ingegneria, espone a Parigi, per la prima volta, le sue costruzioni mobili in filo, parti metalliche ed altri materiali.

Le sue strutture cinetiche sono appese in modo che il minimo spostamento di una parte provochi il movimento delle altre parti in una reazione a catena. Vengono mosse anche dal più piccolo soffio d'aria, spesso con effetti sonori. Il movimento non è caotico ma si svolge in direzione rettilinea, ellittica o circolare.

Affascinanti, leggere e ludiche, si compongono di materiali diversi, come metallo, corda, legno ed altri, ma guardandole non si ha l'impressione che si tratti di assemblaggi, perché i materiali di cui sono composte non vengono utilizzati in modo da affermare le loro identità separate.

Simili sculture cinetiche sono dapprima state immaginate dai costruttivisti.
Partendo dalle loro idee e ricollegandosi alle forme biomorfe di Joan Mirò ed alle idee visive di Piet Mondrian, Calder fu il primo a sviluppare una forma tridimensionale dell'arte cinetica.
(Arte Cinetica: il tentativo di integrare il tempo ed il cambiamento dinamico in un oggetto artistico per mezzo di movimento.)

Ha inventato il suo metodo di costruzione di forme plastiche, dove lo stato di equilibrio e il movimento vengono pre-determinati con un calcolo statico.
I primissimi mobiles di Calder erano azionati da motori e tendevano verso configurazioni geometriche astratte.

Alexander Calder - Pantograph, 1931
Wood, wire, sheet metal, motor, and paint
35 7/16" x 44 1/2" x 22 1/16"
Moderna Museet, Stockholm

Courtesy the National Gallery of Art, Washington DC

Il nome mobiles viene attribuito alle sue nuove forme d'arte da Marcel Duchamp, mentre nel 1931 lo scultore modernista Jean Arp chiamò le sue costruzioni scultoree fisse - stabiles.


La scultura cinetica di Alexander Calder che Marcel Duchamp per primo definì mobile, 1931
Foto di Marc Vaux
Courtesy the Calder Foundation

Ma dopo il contatto con il surrealismo, Calder ha raggiunto possibilità poetiche del movimento "naturale" e non solamente di quello controllato.

Ha iniziato ad intendere i mobiles come vegetazione in equilibrio instabile, pari a strutture organiche - a fiori sugli steli flessibili, a foglie tremolanti per la brezza, ad animali marini fluttuanti.

Alexander Calder - Eucalyptus, 1940
Sheet metal, wire, and paint
94 1/2" x 61"
Private Collection, Beverly Hills, California

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Alexander Calder - Vertical Foliage, 1941
Sheet metal, wire, and paint
53 1/2" x 66"
Calder Foundation, New York

Courtesy the Calder Foundation


Alexander Calder - Snow Flurry, 1948
Sheet metal, wire, and paint
40" x 82"
Calder Foundation, New York

Courtesy the Calder Foundation

Questi mobiles si combinano perfettamente con l'ambiente che li circonda. Imprevedibili e sempre mutevoli, contengono una quarta dimensione come elemento essenziale della loro costruzione. Nella loro sfera limitata, sono realmente vivi.


Alexander Calder - Finny Fish, 1948
Wire, glass, objects, and paint
21" x 61"
National Gallery of Art, Washington, D.C.

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Courtesy the Calder Foundation


Alexander Calder - Triple Gong, 1951
Sheet metal, wire, and paint
28" x 68"
National Gallery of Art, Washington, D.C.

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Courtesy the Calder Foundation

Alexander Calder - The "Y", 1960
Sheet metal, rod, and paint
98 13/16" x 174 1/2" x 66 3/8"
The Menil Collection, Houston

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Courtesy the Calder Foundation

Nel 1972, quando l'East Building della National Gallery of Art di Washington era ancora in costruzione, a Calder fu chiesto di creare un grande mobile che ancorasse visivamente l'atrio monumentale della struttura.
Calder fece il modello in alluminio verniciato e acciaio.

Alexander Calder - National Gallery III [maquette], 1972
Painted aluminum and steel wire
11 3/8" x 27 1/4"
National Gallery of Art, Washington, D.C.
Courtesy the National Gallery of Art, Washington DC

Ma i 13 panelli e le 12 braccia della scultura erano troppo pesanti per poter funzionare come l'artista avrebbe voluto.
Paul Matisse, il nipote di Henri Matisse e un caro amico di Calder, tradusse il design di Calder in una struttura in alluminio che manteneva l'aspetto e il dinamismo della maquette originale di Calder e fabbricò il mobile in scala attuale.


Alexander Calder - Untitled, 1976
Painted aluminum and steel wire
358 3/8 x 911 5/8
National Gallery of Art, Washington, D.C.
Courtesy the National Gallery of Art, Washington DC

Quest'ultima grande opera d'arte di Calder è ora costruita con pannelli in alluminio a nido d'ape, tubi di alluminio cavi e pochissimo acciaio.
Paul Matisse ha coordinato la sua installazione alla National Gallery of Art nel 1977, un anno dopo la morte di Calder.

In equilibrio precario ma controllato, come un acrobata sulla corda tesa, i mobiles di Calder sono appesi ad un filo esile come l'immaginario che pende dalla realtà, oscillando nella nostra fantasia personale.
Ogni tanto scendono, atterrano, si posano e...  diventano stabili.


Alexander Calder - Tom's, 1974, stabile
Sheet metal, bolts, and paint
296" x 216" x 264"
Calder Foundation, New York

Courtesy the Calder Foundation


L’unica scultura monumentale di Alexander Calder presente in Italia si trova nella città di Spoleto
Alexander Calder - Teodelapio, 1962, stabile
Sheet metal and paint
58 1/2' h.
Galleria Civica d'Arte Moderna, Spoleto


Se non avete visto la grande mostra antologica di Calder che si è conclusa a febbraio del 2010
al Palazzo delle Esposizioni di Roma...

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formato 30x28 cm
264 pagine
240 illustrazioni tra colori e B/N
cartonato

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