27 aprile 2010

Le collane in plastica di Alisa Burke

Leggendo l’ultimo post di Danda e visitando alcuni link da lei segnalati, con un concatenarsi di visite sono finita nel blog di Alisa Burke, scoprendo non solo il talento e la creatività di questa ragazza di Oregon, ma anche un materiale da usare per creare dei gioielli che prima non conoscevo.
Il materiale si chiama Shrinky Dinks plastics; si tratta di fogli di plastica di colori diversi da decorare con matite colorate o colori acrilici.

Si possono tagliare con le forbici e cuocere al forno di casa ad una temperatura di 163°C per circa 3 minuti.

I disegni di Alisa, freschi e divertenti, mi piacciono sia in bianco e nero che colorati.

Le collane sono solo una piccola parte del mare creativo in cui Alisa naviga.
Vi consiglio di farci un tuffo ed esplorarlo in profondità; ne vale davvero la pena.

All photos: alisaburke.blogspot.com

23 aprile 2010

Giornata mondiale del libro

Oggi si celebra la Giornata mondiale del libro, evento attraverso il quale l'UNESCO intende incoraggiare alla lettura, con l'appoggio delle comunità di autori, editori, librai, educatori, media e tutti gli altri interessati che si mobilitano in ogni paese.
Nel 2010, Anno Internazionale del ravvicinamento delle culture, il tema dominante suggerito è il libro come avvicinamento e dialogo tra culture.
Per conoscere quali sono le manifestazioni organizzate nel quadro della giornata mondiale del libro visita il
sito della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO.

L'ultimo libro che ho letto è di Khaled Hosseini:
Mille splendidi soli
A Thousand Splendid Suns
Hiljadu cudesnih sunaca

Ora sto leggendo il libro di Marko Vidojkovic:
Voglio che qualcosa di bello mi accada subito
I Want Something Nice to Happen to Me Right Now
Hocu da mi se nesto lepo desi odmah
Marko Vidojkovic: Hocu da mi se nesto lepo desi odmah - Voglio che qualcosa di bello mi accada subito - I Want Something Nice to Happen to Me Right Now

5 libri che vorrei leggere:
Junichiro Tanizaki:
Libro d'Ombra
Michel Foucault:
Le parole e le cose. Un'archeologia delle scienze umane
Orhan Pamuk:
Il mio nome è rosso
Italo Calvino:
Le città invisibili
Jorge Luis Borges:
Finzioni

19 aprile 2010

I fiori di loto di Liang Yehong

Per comprendere la pittura cinese, bisogna ripercorrere migliaia di anni di una cultura a noi lontana, sia geograficamente che come lingua e tradizione.
Facendo il lavoro di decoratrice mi è stato più volte richiesto di dipingere le chinoiseries (le cineserie), il che ha un po’ diminuito questa distanza. Sono un’ammiratrice di arte orientale nella quale mi inoltro cercando di sentire prima di capire. L’apprendimento ne consegue, grazie alla comprensione della sensibilità artistica dei pittori cinesi, in me spesso innescata dalla bellezza delle loro rappresentazioni naturalistiche.
A partire dal XVII secolo, i temi ricorrenti nell’arte europea hanno subito un’influenza dalla Cina introducendo l’uso di motivi cinesi veri o immaginari, la composizione asimmetrica, le tecniche decorative che simulavano le lacche e le porcellane cinesi.

cineserie, rivestimento da parete, dipinto a mano

Le Chinoiseries erano entrate nelle corti europee, mescolandosi con motivi barocchi e rococò nelle case e nei palazzi, arrivando ai nostri tempi.
Il principale soggetto della pittura cinese, a partire dalla dinastia Tang (618-907), era il paesaggio. Lo scopo di questi paesaggi non era quello di riprodurre la natura, ma piuttosto di coglierne l’atmosfera e l’emozione per sentirne il battito, il respiro.
Nella dinastia Sung (960-1279), durante il cosiddetto Periodo d’oro del paesaggio cinese, sono apparsi i paesaggi di espressione più sottile, in cui le grandi distanze venivano raffigurate usando contorni sfumati, le sagome delle montagne scomparivano nella nebbia, i fenomeni naturali subivano un trattamento impressionistico.
L’accento veniva posto sulle qualità spirituali della pittura e sull’abilità dell’artista di rivelare l’armonia tra l’uomo e la natura.
A partire dal tredicesimo secolo, si è sviluppata la tradizione di dipingere soggetti semplici: un ramo con la frutta, qualche fiore, un paio di cavalli.
Si sono poi susseguiti diversi cambiamenti, dalla percezione della perfezione pittorica all’uso del colore e della tecnica, attraversando le dinastie Ming e Ch’ing, il Nuovo movimento culturale, i primi anni della Repubblica Popolare con il suo realismo socialista, finche la pittura tradizionale cinese non ha avuto una rinascita significativa dopo il 1957.
Forse è da li che trae la sua ispirazione spirituale Liang Yehong, un pittore di cui ho la fortuna di possedere un’opera.
Un quadro del pittore cinese Liang Yehong - A painting by Chinese painter Liang Yehong
Liang Yehong è nato a Panyu, provincia di Guangdong, nel 1934. Ha iniziato ad esporre negli anni ’50, conquistando presto reputazione in Cina e all’estero. Il suo tema ricorrente è il fiore di loto, un tema che gli è valso il titolo del Fanatico del loto nel sud della Cina.
Questo fiore, che cresce immacolato affondando le sue radici nelle acque stagnanti, simboleggia la purezza del cuore e la rigenerazione dell’anima. Per la sua facoltà di mantenersi pulito autonomamente, il dono del fiore di Loto è un gesto per dichiarare grande ammirazione.
Liang Yehong è membro dell’Associazione degli artisti cinesi, vice presidente del Guangzhou Artists Association, membro del Comitato permanente del Guangdong Arts & Crafts Association e presidente del Guangzhou Xiang Xue Calligraphy & Painting Society


Bernd H. Dams, Andrew Zega: CHINOISERIES
Editore: RIZZOLI

The lotus flowers of Liang Yehong 梁業鴻
To understand Chinese painting, it is necessary to go back thousands of years in a culture so distant to us, both geographically and as language and tradition.
Doing the work of decorator I've been many times requested to paint chinoiseries, and this has reduced the distances. I am an admirer of oriental art in which I advance trying first to feel and then to understand. The learning that follows is result of understanding the artistic sensibility of Chinese painters, often triggered in me by the beauty of their naturalistic representations.
From the seventeenth century, recurrent themes in European arts have been influenced by China, introducing real or imaginary Chinese motifs, asymmetrical composition and decorative techniques that simulate Chinese lacquers and porcelains.
The chinoiseries have entered in the European courts, mixing with baroque and rococo motifs in palaces and houses, arriving to our times.
The main subject of Chinese painting from the Tang Dynasty (618-907) was the landscape. The purpose of these landscapes was not to reproduce nature, but rather to grasp the atmosphere and emotion, to feel its beat and breathing.
In the Sung dynasty (960-1279), during the so-called Golden age of Chinese landscape, more subtle expression of landscapes appeared; long distances were depicted using soft edges, shapes of mountains have disappeared in the fog and natural phenomena have obtained an impressionistic treatment.
The emphasis was on spiritual qualities of painting and on the artist’s ability to reveal the harmony between man and nature.
From the thirteenth century, the tradition of painting simple subjects has been developed: a branch with fruits, some flowers, a pair of horses.
The number of changes has followed: from the perception of pictorial perfection to the use of color and technique, through the Ming and Ch'ing dynasties, through the New cultural movement, through the first years of the People's Republic with its socialist realism, until the Traditional Chinese painting have had a significant revival after 1957.
Perhaps it is from there that draws its spiritual inspiration Liang Yehong (from whom I'm happy to own a painting :D).

Liang Yehong, Chinese painter, lotus flowers

Liang Yehong, Chinese painter, lotus flowers

Liang Yehong, Chinese painter


Images above are screenshots taken from a video found HERE.

Liang Yehong was born in Panyu, Guangdong Province, in 1934. He began exhibiting in the '50s, soon winning a reputation in China and abroad. His recurring theme is the lotus flower, a theme that has earned him the title of the Lotus Fanatic in southern China.

This flower, which grows immaculate with its roots in stagnant water, symbolizes purity of heart and regeneration of soul. For its ability to remain clean, the gift of the lotus flower declares the greatest admiration.

Liang Yehong is a member of the Association of Chinese artists, vice president of Guangzhou Artists Association, member of the Standing Committee of Guangdong Arts & Crafts Association and president of the Guangzhou Xiang Xue Calligraphy & Painting Society

16 aprile 2010

L’arte cinese del taglio della carta: L'est incontra l'ovest

Se la creazione di una mascherina da stencil che ho spiegato in uno dei post precedenti vi è sembrata complicata, proverò ad incoraggiarvi e a farvi ricredere con la storia che segue.
L'arte del taglio della carta è una forma d'arte tradizionale cinese con storia antica quanto la carta stessa. Questa forma d'arte è stata una delle principali fonti di decorazione in famiglie contadine per più di mille anni, ed è diventata un'importante forma di espressione artistica degli agricoltori, in particolare delle donne.
Liu Jieqiong, una donna contadina della Contea di Yanchuan della Provincia di Shaanxi nel nord-ovest della Cina racconta per Beijing Review:
“Ricordo ancora come da bambina guardavo mia madre tagliare la carta e cucire sotto la luce di una lampada ad olio accanto al mio letto. Mi sembrava molto misteriosa mentre teneva un foglio di carta sforbiciato davanti al suo viso per divertirmi".

arte cinese, taglio della carta

"Ho iniziato ad imparare il taglio della carta da sola quando ero ancora una bambina. Continuavo a praticare, concentrandomi a sviluppare la mia abilità. Quando raggiunsi l’adolescenza, non ero più estranea a questa forma d'arte", dice Gao Fenglian, la madre di Liu, che a 73 anni è lodata come un modello tra gli artisti del taglio della carta nel nord della Cina.
I soggetti delle opere di Gao richiamano gli antichi miti e li connettono con la realtà della vita moderna. Non era mai andata a scuola, neanche per un giorno. È una donna tipicamente rurale, perennemente tenuta occupata dalle faccende quotidiane come lavare e cucinare. Per lei il taglio della carta rappresenta un po’ di relax ma con uno stile tutto suo crea fogli ricchi di valore artistico e di sensibilità estetica, per i quali viene sempre invitata a sfoggiare le sue abilità durante le feste locali.
Da lì, le sue opere l’hanno portata a vincere nel 1995 il primo premio della competizione locale tra più di 80 artigiani, poi un premio per Contributo Speciale al quale è seguito un altro onore e riconoscimento internazionale: l’UNESCO le ha assegnato il meritato titolo di "Master of Folk Art and Crafts". Ciò che la rende ancora più straordinaria è che nel 2005 da sola ha investito 300.000 yuan per aprire la prima galleria d'arte individuale nella sua città natale, sotto il suo nome.
Zhilin Jin, un ricercatore delle arti popolari della provincia di Shaanxi, dice:
“Insieme alle altre eredità culturali tradizionali, come il teatro delle ombre o la calligrafia, il taglio della carta si trova oggi ad affrontare il pericolo di estinzione, considerato fuori moda dai giovani che preferiscono la tv o i video giochi. Così i vecchi maestri di quest’arte stanno scomparendo e con la loro scomparsa anche la salvaguardia dell’intangibile patrimonio culturale diventa sempre più difficile.”
Gli sforzi di Gao Fenglian non dovevano ne potevano rimanere isolati.
Nel 2006 il governo cinese ha istituito un elenco di 518 voci nel campo del patrimonio culturale intangibile; la Cina ha aderito a quattro convenzioni internazionali in materia di protezione dei beni culturali; tramite pagamenti agli artisti per l’insegnamento e la guida dei giovani, il governo stimola ed incoraggia il loro impegno nelle arti e si impegna a mantenere la vitalità delle tradizioni.



Nel 2007 Ernst Hohl Foundation ha avviato uno scambio bilaterale tra artisti svizzeri e cinesi.
Il programma di scambio aveva lo scopo di coinvolgere sia artisti affermati che rappresentanti del filone popolare e rurale per scoprire il paesaggio e la cultura popolare della Svizzera orientale, le colline dell’Appenzello e le zone alpine del Toggenburgo.
Nell'estate del 2008 sono stati invitati cinque artisti cinesi a visitare la Svizzera per conoscere la cultura e la vita locale. Hanno elaborato le loro impressioni in opere che raffigurano motivi tradizionali oppure ne danno un’interpretazione astratta, offrendo uno sguardo completamente nuovo sulle tradizioni della Svizzera.

Paper-cutting

E’ stata istituita una mostra, Quando l’est incontra l’ovest, integrata con le opere di noti artisti svizzeri del taglio della carta. Nelle loro opere si leggono i vari stili e tecniche, una combinazione di arte genuina ed esperienza personale tipica delle sfide affrontate quando l’est incontra l’ovest.
Dopo la prima tappa a Zurigo, la mostra è partita in tournée in varie città cinesi.
Dal 12 al 20 aprile 2010 è in corso presso il Museum of China Academy of Art di Hangzhou.

INFO
12. - 20.04.2010
Exhibition "The Art of Paper-cutting: East meets West"
Museum of China Academy of Art
352 Xiangshan, Zhuan Tang Town, Hangzhou


15 aprile 2010

Decorazione a stencil su pavimento

Questo appartamento si trova a Kikinda, Serbia, nel pieno centro della città, in una palazzina costruita nei primi anni ’60. Ha una bella esposizione a sud-est e a nord-ovest che lo rende molto luminoso, anche grazie alle grandi finestre in tutte le stanze. Le sue ampie camere e i soffitti alti lo rendono molto arioso e piacevole.

appartamento, Kikinda, Serbia, luminoso, ampie camere, soffitti alti,

I pavimenti delle camere sono in parquet; negli altri locali sono in graniglia. Proprio questi hanno subito i maggiori danni e le conseguenze del trascorrere del tempo. In passato sono state fatte delle modifiche in cucina che hanno leso la pavimentazione originale, lasciando in vista il massetto in cemento.
Come fare per mascherare questo difetto? Certo, la soluzione migliore sarebbe quella di rimuovere tutti i segni del tempo e dell’usura, pulire, ricostruire e lucidare il pavimento, ma… qui i prodotti necessari per questo tipo di intervento non esistono proprio! Per ora l’unico asso nella manica per pulire la graniglia è l’aceto bianco. Il sapone di Marsiglia, la trielina, la cera liquida e le lucidatrici sono solo un miraggio.
Ricostruire il pavimento in graniglia sarebbe ancora più difficile.
Allora che fare?


Mi è venuto in mente di usare un piccolo trucco: di decorare la parte in cemento dipingendo una finta mattonella, usando una mascherina da stencil che avevo sotto mano.

mascherina da stencil

I prodotti necessari per le decorazioni sui muri e sui pavimenti sono altrettanto difficili da reperire qui; mi sono arrangiata con un “kit decorativo di sopravvivenza” di base, senza il quale di solito non muovo un passo.
:)

finta mattonella

Credo che il risultato sia più che soddisfacente (degno di un’alchimista della pittura), visto ciò che avevo a disposizione.
La prossima volta però vorrei andare là con una macchina piena di pitture, smalti e vernici!

14 aprile 2010

Pavimento in mezzane del vecchio forno a legna - finito!

Ho finito di trattare il pavimento in mezzane di questo vecchio forno a legna usando di nuovo la serie woplus di geal, una linea di prodotti a base di cere dure e resine in dispersione acquosa ad elevata resistenza.
Questo prodotto conferisce alle pianelle in cotto la protezione antiusura e antimacchia della quale avevo bisogno, visto che il forno viene spesso usato e necessita di essere facilmente pulibile.
Pavimento in mezzane antiche, pianelle in cotto

Sono soddisfatta del lavoro; ho scelto la versione non lucida, nemmeno satinata, del prodotto per lasciare intatto l'aspetto naturale delle mezzane antiche.
Pavimento in mezzane antiche, pianelle in cotto







13 aprile 2010

Stampa a ruggine

Un commento di Danda (amica-blogger), che vorrebbe ridipingere le pareti del soggiorno e fare una decorazione a stencil usando motivi della tradizione romagnola, mi ha spinta a scrivere due parole su questa tecnica, per chi non la conoscesse ancora.
tintori romagnoli creano splendidi disegni su tessuti, utilizzando la tecnica della stampa a ruggine.

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Questa tecnica prevede l’uso di una pasta colorante a base di ruggine, dall'aspetto brunastro, usata per intingere lo stampo in legno intagliato (generalmente di pero) con il quale il motivo viene stampato. Dopo l’asciugatura i colori vengono fissati.

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Gli artigiani della stampa a ruggine ripropongono motivi monocromatici o anche di repertorio cromatico arricchito, sia tradizionali che rinnovati, per valorizzare tele, copriletti, tende, grembiuli e tovaglie in fibre esclusivamente naturali, come cotone, lino o canapa.

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Tra i motivi ricorrenti troviamo pigne, cardi, rose, fiordaliso, tralci di vite e grifoni alati...

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... che formano disegni vegetali, ghirlande, cornici geometriche e grottesche, ispirati al repertorio tradizionale, agli arazzi, ai ricami e broccati, alle decorazioni di case nobili, che mantengono viva quest’antica tradizione romagnola con un segno davvero inossidabile.

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Altri motivi a tratto semplice che richiamano gli effetti della stampa a ruggine



Ma qual'è il procedimento che fa nascere queste meraviglie?
I segreti della stampa a ruggine sono tramandati e custoditi dagli artigiani che ancora oggi praticano questo mestiere. E’ presumibile che esistano più ricette e che ogni artigiano operi secondo una propria metodologia frutto di sperimentazioni ed ottimizzazioni che rendono unico il loro operato.

Possiamo tuttavia tentare di decifrarne le basi anche con l’aiuto di testi storici che testimoniano fra l’altro l’importanza e la diffusione che il mestiere della tintura dei tessuti aveva assunto sin dall'antichità.

Le radici della tecnica tintoria, infatti, risalgono all'alba della civiltà quando già si usavano alcuni frutti, fiori, bacche, foglie e radici per tingere i tessuti. I primi testi scritti che ne testimoniano l'uso in Cina risalgono al 2600 a.C.  In base alle prove storiche si evince che l'arte di tingere e stampare si è diffusa e tramandata nel corso dei secoli in Persia ed India e da qui ai Fenici ed Egizi. Nel corso del tempo le metodologie si sono sempre più affinate per rendere le colorazione più intense e persistenti attraverso l'uso delle terre e dei fanghi contenenti allumina o ferro ed il mestiere si è trasmesso fino ai Greci e i Romani. A Roma nel 715 a.C. viene istituito il mestiere della tintura della lana e l’evoluzione della tintura continua senza tuttavia lasciare tante tracce scritte. Si pensi che nel 1212 la città di Firenze contava già oltre 200 fra tintori, lavandai e sarti organizzati in gilde (associazioni).

L'importazione dei prodotti orientali da parte dei mercanti veneziani all'inizio del XIII secolo ha contribuito a rafforzare ed espandere questo mestiere. All'inizio del XV secolo Cennino Cennini descrisse la stampa sui tessuti usando i blocchi di stampa; nel 1429 a Venezia fu pubblicato il primo libro europeo sulla tintura, Mariegola dell'Arte de Tentori,  seguito nel tempo da trattati, manoscritti e testi che contenevano raccolte di ricette e processi in uso.

Il procedimento di decorazione usato dai tintori romagnoli per la stampa a ruggine che vi riporto si basa su un insieme di informazioni derivante dalla consultazione di vari testi storici ed alcune deduzioni. Può essere quindi considerato un punto di partenza per sperimentare questa interessante tecnica.
Il processo non è ne semplice ne immediato; con questo non voglio scoraggiarvi ma solo avvertirvi di ritagliare il tempo necessario per compierne i passi in tranquillità.

Materiale occorrente:
  • tessuto
  • ferro rugginoso
  • una pentola, per esempio in acciaio inox, da destinare esclusivamente alla preparazione del colorante;
  • timbri (blocchi di legno intagliati usati come matrici di stampa)
  • spatola in plastica per stendere la pasta colorante sul cuscino per timbri
  • colino
  • mestolo in legno
  • mazzuolo di legno
  • coltellino o pinzetta o stuzzicadenti per ritocchi del disegno stampato
  • frusta in acciaio inox
  • bicchiere di vetro (spesso)
  • vaschetta di plastica e cuscino per timbri
  • farina di segala
  • aceto
  • allume di rocca
  • carbonato di sodio o lisciva
Il processo di stampa a ruggine si compone di più fasi, alcune, come vedremo, da compiere con congruo anticipo (anche di qualche settimana), altre invece da ultimare quando si è pronti per la stampa. A grandi linee si tratta di imprimere su di un tessuto una decorazione mediante uno stampo utilizzando una pasta colorante. La particolarità della stampa a ruggine risiede in buona parte proprio nella specificità di questa pasta colorante che, opportunamente preparata, funge al contempo da pigmento, da mordente (fissativo) e garantisce, proprio in virtù della sua consistenza, che l’applicazione avvenga senza sbavature e gocciolamenti.

La pasta colorante si ottiene aggiungendo l’estratto colorante alla colla di farina. Di seguito vediamo i vari passaggi necessari iniziando dalla preparazione della ruggine.

Preparazione del ferro arrugginito
Per preparare il pigmento abbiamo bisogno di ruggine. La otteniamo semplicemente facendo arrugginire del materiale di ferro. Raccogliete quindi vecchi chiodi, rondelle, tondini, cardini, staffe, pagliette in ferro e simile rigorosamente di ferro, ancor meglio se già intaccati dalla ruggine. Metteteli in un barattolo in vetro e, per stimolare il processo, riempitelo con metà acqua, metà aceto. Ponete questo barattolo all'aperto, possibilmente al sole,  e lasciatelo per un bel po' di tempo (più settimane, almeno una).  Il barattolo non deve essere chiuso ermeticamente, eventualmente copritelo con uno strofinaccio per preservarlo dalla polvere. Ti tanto in tanto scuotetelo in modo che si distacchi la ruggine già formata esponendo le superficie all’ossidazione. Utilizzeremo sia i pezzi di ferro arrugginiti che il liquido rossiccio che si formerà nel barattolo. Per comodità e semplificazione questo liquido è chiamato nella ricetta acqua di ferro.

Preparazione della colla di farina
In una pentola versate c.ca 80-100 gr di farina. Aggiungete, filtrando attraverso un colino, c.ca 4-5 dl di acqua di ferro a freddo. Amalgamate bene, sciogliendo accuratamente tutti i grumi, con una frusta in acciaio inox o anche con le mani. Aggiungete c.ca 150 gr di allume di rocca, frantumandolo con la frusta e mescolando accuratamente per scioglierlo nel liquido. Mettete la pentola sul fuoco a fiamma bassa, meglio se a bagnomaria, come quando si prepara la besciamella. Cuocete per portarla ad una consistenza giusta, finche non diventi una pasta omogenea, senza grumi (simile ad una besciamella). Toglietela dal fuoco.
La stampa a ruggine è una forma di stampa a pigmento dove i pigmenti colorati aderiscono sulla superficie stampata per mezzo di un collante - la colla di farina. Il suo ruolo in questa ricetta è anche quello di dare alla pasta colorante la giusta consistenza. L’Allume di rocca è un sale metallico che ha avuto un grande impiego nella tintura sin dall’antichità essendo particolarmente indicato per facilitare il fissaggio dei coloranti alle fibre naturali in modo permanente ed indissolubile. Quando viene usato simultaneamente con le materie coloranti diventa lui stesso un generatore di colore.

Preparazione dell'estratto colorante
Mettete circa 4-5 manciate di ferro arrugginito (comprese le scaglie di ruggine rimaste nel fondo del barattolo che abbiamo tenuto all’aperto per una settimana) in una pentola e ricopritelo con c.ca 8 dl di aceto. Ponete la pentola sul fuoco a fiamma bassa, portatelo ad ebollizione e fatelo lentamente stringere finché il liquido rimasto non copra i pezzi di ferro di un paio di dita ed è diventato denso e sciropposo. Filtrate questo liquido attraverso un colino in un bicchiere di vetro. Si otterranno c.ca 1,5 - 2 dl di estratto colorante (acetato ferrico) che utilizzeremo per completare la preparazione della pasta colorante. Se la reazione è avvenuta correttamente, il liquido sarà torbido di color brunastro. L’impiego di pezzi di ferro già arrugginiti favorisce la formazione dell’acetato di ferro la cui reazione è stimolata dalla presenza di ruggine.

Preparazione della pasta colorante
Per ottenere la pasta colorante si dovrà versare gradualmente l’estratto colorante nella colla di farina ancora calda fino ad ottenere il colore desiderato mescolando per far amalgamare tutti gli ingredienti. La pasta avrà aspetto e consistenza simile ad un budino di cioccolato.

Per procedere con la stampa è necessario che sia già stato preparato il tessuto ben disteso su una superficie piana e che vi siate organizzati con un contenitore adatto dal quale attingere la pasta colorante da imprimere sul tessuto con lo stampo. Vediamo più dettagliatamente come fare.

Preparazione del tessuto
Scegliete un tessuto naturale, non sintetico, possibilmente in canapa o lino, non sottile. Deve essere di colore chiaro e di dimensioni adeguate per ricevere le decorazioni. Il tessuto deve essere ben lavato e, se nuovo, privato preventivamente dall'appretto. L'apprettatura è l'applicazione in fabbrica di sostanze come amidi, fecole o altro per dare ai tessuti un po' di rigidezza. Per togliere l'appretto da un tessuto nuovo bisogna lasciarlo all'ammollo per un paio d'ore nell'acqua alla quale è stato aggiunto un po' di aceto bianco. Sciacquare ed asciugare il tessuto per poi stirarlo accuratamente per compattarne le fibre in modo che l'impronta stampata venga bella nitida. Il  tessuto da stampare deve essere ben steso su un tavolo eventualmente coperto da un vecchio plaid o simile ed una carta assorbente (sia a protezione del tavolo che per agevolare l'imprimitura della decorazione dando un po’ di elasticità alla superficie).

Preparazione del cuscino per timbri
Sul fondo della vaschetta di plastica che sarà usata per contenere la pasta colorante sistemate un telaietto sul quale è stato messo un feltro coperto con un telo di juta eventualmente fermato con delle puntine. Serve per garantire che le parti in rilievo del timbro ricevano una giusta quantità di pasta colorante.

Finalmente possiamo passare alla fase di stampa vera e propria.
Con una spatola in plastica o gomma (tipo quella da tappezziere) stendete uniformemente un sottile strato di pasta colorante sul telo di juta. Ciò serve per garantire che il timbro si intinga di colore senza riempirne le fessurazioni e senza gocciolare e sbavare. Con il timbro intinto stampate tenendolo saldamente e poggiandolo con mano ferma sul tessuto. Con un mazzuolo di legno battete leggermente e ripetutamente sullo stampo sui vari punti, per far si che il disegno si imprima bene ed uniformemente sul tessuto. Rimuovete con attenzione il timbro. Dopo la stampa, osservate il tessuto per controllare il disegno e, se necessario, ritoccate i punti non perfettamente coperti dal colore con un coltellino, prima che il colore asciughi.
Appendete il tessuto all’aria per fare asciugare completamente il colore. A questo punto sciacquate il tessuto in acqua fredda addizionata con un po' di carbonato di sodio o lisciva. Dopo il risciacquo e l'asciugatura, stirate accuratamente il tessuto sul rovescio.

Una volta terminato il lavoro noterete che la stampa a ruggine è visibile anche sul rovescio del tessuto. Mostrerà anche delle piccole "imperfezioni" dovute al fatto che il disegno è stato stampato a mano. Per la stessa ragione il colore non sarà piatto ed uniforme ma presenterà delle lievi sfumature.

Spero di esservi stata di aiuto e di poter migliorare questa ricetta con il vostro prezioso contributo.


12 aprile 2010

Come fare una mascherina da stencil

Le mascherine da stencil aiutano a decorare la casa con semplicità. Sono disponibili da acquistare già pronte nei negozi per belle arti, colorifici e negozi del fai da te, ma possono essere anche facilmente create a casa ed usate senza particolari difficoltà.

Vi ricordate gli stampini di patate che, penso, tutti facevamo da bambini mentre la mamma le sbucciava? Intagliando la patata lasciavamo le parti a rilievo che, intinte nel colore, stampavano un motivo sul supporto di carta.
Creando una mascherina da stencil dobbiamo usare un metodo simile, solo che questa volta intagliamo la carta o il foglio di acetato in modo da lasciare dei vuoti attraverso i quali il colore passa tingendo il supporto.

Per iniziare dobbiamo trovare un motivo che ci piaccia: un fiore, una greca, un ramoscello di ulivo, un quadro, una coperta…

... gli esempi sono tantissimi e la scelta dipende solo da voi.

Per realizzare la mascherina dobbiamo disegnare il motivo prescelto su un foglio di carta qualsiasi, oppure su un foglio di acetato (un “trasparente”). E’ ovvio che sarà più facile tracciare il disegno e monitorarne l’esecuzione se il foglio è trasparente: un foglio di carta non ci permette di vedere sotto.
Un foglio di acetato ha un altro vantaggio: non bisogna precedentemente prepararlo per renderlo idrorepellente, cosa che invece dobbiamo fare con la carta normale, altrimenti rischiamo di macchiare tutto il nostro supporto.
Se comunque optate per la carta, per renderla resistente al colore potete strofinarla con una mescola di trementina ed olio di lino bollito in parti uguali, asciugandola e ripetendo l’operazione.
Dopo aver tracciato il disegno, usando un taglierino bisogna ritagliare dei campi per creare i vuoti. Non scordatevi di proteggere il tavolo con un cartone robusto oppure un altro supporto resistente, altrimenti lo rigate con il taglierino.
Per dipingere il vostro motivo vi serviranno i pennelli strozzati per stencil, disponibili in varie misure, e colori. Anche se esistono dei colori appositi potete usare qualsiasi tipo di colore, purchè non coli e che asciughi in fretta.
Se la vostra “meta” non è un muro, ma una borsa in tela, un mobile in legno, un frigorifero oppure una moto, dovete scegliere il colore appropriato per il supporto da decorare.
Eseguite prima qualche prova su un foglio di carta per farvi la mano e per scoprire gli eventuali difetti della maschera. Procedete con calma e divertitevi; il risultato, sono certa, sarà stimolante.

11 aprile 2010

La valle delle rose, El Kelaa M'Gouna, Marocco

Nel mese di maggio di ogni anno un paese nel sud del Marocco, El Kelaa M'Gouna, viene invaso dal profumo di rose, forte, inebriante ed indimenticabile. Nessuno veramente sa da quanto tempo vengono coltivate nei campi della valle delle rose, dopo la valle di Dadès. Una legenda afferma che il loro splendore veniva raccontato ancora nel tredicesimo secolo dai pellegrini, che esaltavano la "Madre dei fiori, la purezza assoluta”, la regina delle rose - rosa damascena.

Rosa damascena "Rose de Resht", sourced from Wikipedia

Seguendo le carovane nei deserti di sabbia e roccia, le talee ed i semi si sono sparsi arrivando agli agricoltori berberi. I loro sforzi nel coltivarle vengono premiati ogni anno con un’abbondante e miracolosa fioritura che delinea il contrasto color porpora con campi verdi di grano ed orzo.
I petali vengono raccolti con pazienza, portati nei cortili delle casbah e lasciati asciugare lontani dai raggi di sole, nell’ombra dei cannicciati, prima che vengano pesati, insaccati e spediti nelle distillerie di El Kelaa.
L’acqua di rose, oli ed essenze profumate sono l’orgoglio di questa valle, parte della tradizione secolare e motivo della Festa delle rose nel mese di maggio.

PHOTOS: Yves Duronsoy

10 aprile 2010

Tadelakt

Tadelakt è una finitura lucida delle pareti, completamente naturale ed ecologica, antica quasi quanto la tradizione marocchina del hammam, il bagno di vapore, da dove proviene.

Il vapore si crea gettando l’acqua sui pavimenti del hammam, tradizionalmente rivestiti in lastre di marmo levigato, sotto i quali viene acceso un fuoco per riscaldarli. Questa problematica combinazione di calore ed umidità ha creato la necessità di trovare un procedimento che rendesse le pareti, di solito fatte di mattoni di fango, impermeabili. La soluzione tradizionale è stata trovata nel tadelakt, l’intonaco a calce, per creare un rivestimento duro ed a prova di vapore.

Le pareti inizialmente vengono spatolate con intonaco a calce con una piccola aggiunta di pigmenti in polvere per creare il colore desiderato. Quando questo ha fatto presa, si usano le pietre piatte di fiume della dimensione di una mano per lucidarlo accuratamente. La lucidatura rende l'intonaco duro come il marmo.

Per sigillare ulteriormente la superficie viene steso uno strato sottile di albume d'uovo al quale segue una mano di sapone nero di produzione locale. Per il suo alto contenuto di olio questo sapone funge da turapori, riempiendo le minuscole fessure attraverso le quali altrimenti potrebbe infiltrarsi l'umidità.

La lucidatura che segue aggiunge carattere al risultato estetico, mettendo in evidenza le piccole irregolarità allo stesso modo in cui vengono accentuate le venature del legno nel procedimento di decapaggio dei mobili.




Morocco Modern (World Design)
Author: Herbert Ypma
Photos: Willem Rethmeier


Tadelakt is a polished wall finish, completely natural and environmentally friendly, almost as old as the traditional Moroccan hammam, the steam room, where it came from.

The steam is created throwing water on the floor of the hammam, traditionally laid in sheets of polished marble, underneath which the fire is lit to heat them. This problematic combination of heat and moisture created the need to find a procedure that would make the walls, usually made of mud bricks, waterproof and steam-proof. The traditional solution has been found in tadelakt, the lime plastering technique that gives a hard, waterproof finish.

The walls were first trowelled in a lime plaster with a small addition of pigments mixed to create the desired color. When this has set, it is polished using the flat river hand-sized stones. The polishing makes the plaster as hard as marble.

To further seal the surface, it is covered with thin layer of egg white, followed by another layer of locally made black soap. Because of its high oil content this soap acts as a filler, sealing tiny cracks through which otherwise might seep moisture.

The following polishing adds character to the aesthetic result, highlighting the small irregularities in the same way the grain of the wood is accentuated in the process of furniture pickling.