La cartapesta è una di quelle tecniche che possono essere usate da tutti. Il suo fascino deriva dalla semplicità dei materiali, dalla versatilità e dalla possibilità di lavorarla praticamente ovunque — anche in cucina, dove si trova tutto quello che serve: acqua corrente, fornelli, un tavolo da proteggere con una tovaglia di plastica o qualche foglio di carta.
Una volta terminati, i manufatti vanno riposti in un luogo ventilato e asciutto — non al sole — per completare correttamente l'essiccazione.
Pasta o strati? Due tecniche diverse
Prima di cominciare, vale la pena chiarire una distinzione che spesso si ignora: esistono due tecniche che vanno entrambe sotto il nome di "cartapesta".
La prima è la pasta modellabile — il papier-mâché — ottenuta macerando e lavorando la carta fino a ridurla in una poltiglia omogenea, poi mescolata con colle e materiali di carica. È usata per presepi, piccoli oggetti, sculture da tavolo.
La seconda è la carta a calco, o tecnica a strati sovrapposti: strisce o fogli di carta vengono applicati uno sull'altro su uno stampo, una struttura, oppure direttamente su un foglio di carta. È questa la tecnica dei grandi carri di Carnevale e delle maschere, ed è molto diffusa anche in Giappone e nell'Estremo Oriente, dove si lavora tradizionalmente con la pregiata carta washi: i sottili strati sovrapposti di carta semitrasparente e colorata creano effetti simili all'acquarello.
Questo post riguarda la prima tecnica, quella della pasta modellabile.
La carta
La più usata era la carta di giornale: economica, reperibile ovunque, facile da macerare. Meglio evitare le pagine con grandi titoli, troppo impregnate di inchiostro. Per superfici estese e manufatti più resistenti è consigliabile la carta a fibra lunga; quella più sottile è adatta per i dettagli e per ottenere superfici ruvide.
Colle e collanti
Si usano due tipi di colla:
- Colla da tappezziere, facilmente reperibile in ferramenta.
- Colla bianca (tipo Vinavil), più versatile: usata pura accelera l'essiccazione e indurisce la superficie; diluita (3 parti di colla, 1 di acqua) funziona come mano isolante e turapori.
Chi preferisce una soluzione più naturale può usare la colla di farina: prolunga i tempi di essiccazione e rende il manufatto meno rigido rispetto alla colla vinilica, ma è una scelta valida per chi tiene all'ecologia. Ne parlo in dettaglio in questo post: Pitture ecologiche, colla di farina e tempera.
Materiali di carica
Si aggiungono alla carta macerata per aumentarne la consistenza. I più usati: gesso in polvere, segatura e varie fibre. Ognuno modifica leggermente la texture finale — vale la pena sperimentare.
La ricetta: come preparare la pasta
Per ottenere circa 1 litro di cartapesta:
- Taglia o strappa 4 fogli doppi di giornale in pezzetti non più grandi di 2,5 × 2,5 cm. (Un mini distruggi-documenti a manovella velocizza molto questa fase.)
- Metti la carta in un secchio, coprila d'acqua senza esagerare. Lascia riposare almeno 24 ore, meglio 48.
- Trasferisci la carta ammollata — con circa 2 litri d'acqua — in una pentola capiente. Fai bollire per 20 minuti per ammorbidire le fibre.
- Scola e strizza la poltiglia senza eccedere.
- Trasferisci in un contenitore di plastica e aggiungi:
- 3 cucchiai colmi di bianchetto o gesso in polvere
- 2 cucchiai di colla bianca
- 3 cucchiai di olio di semi di lino
- Mescola bene con un mestolo di legno, poi incorpora 3 cucchiai di colla da tappezziere.
La cartapesta è pronta.
Per conservarla senza che si formi la muffa, aggiungi all'impasto un po' di aceto. La parte inutilizzata si può conservare in un sacchetto di plastica in frigorifero per qualche giorno.
Come lavorarla
Le possibilità sono molte — ognuno sviluppa il suo metodo preferito. Le strade principali sono:
- Usare uno stampo, una sagoma o un oggetto preesistente da rivestire.
- Costruire un'anima o una struttura di sostegno da ricoprire.
- Sovrapporre diversi strati sottili per effetti di trasparenza o per aumentare la resistenza.
E naturalmente: sperimentare una tecnica tutta propria.
La mano di fondo
Dopo l'essiccazione completa si può procedere alla colorazione, decorazione o patinatura. Prima però è indispensabile dare una o due mani di cementite: essendo la carta porosa, senza questo passaggio la pittura verrebbe assorbita e l'inchiostro del giornale potrebbe trasparire.
La finitura
Per rendere i manufatti duraturi e impermeabili all'acqua serve una mano di finitura. Si può scegliere tra:
- Vernici trasparenti, che proteggono senza coprire il colore sottostante — meglio applicarne più mani.
- Smalti (vernici pigmentate), in finitura opaca, satinata o lucida, per chi vuole aggiungere un ultimo strato di colore.
Con i bambini
Una volta acquisita la manualità, la cartapesta diventa un gioco meraviglioso da condividere. Ho tenuto un corso per ragazzi di età compresa tra i 6 e i 15 anni: la differenza d'età non ha rappresentato nessun ostacolo — anzi. Il risultato è stato un intero mondo fantastico e colorato, costruito insieme.
Lavori del corso di cartapesta
Un libro utile
Arte e tecnica della cartapesta — Juliet Bawden, Peter Marshall — Tecniche Nuove, 1992.
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Ciao Mirna, sai che anch'io all'età di dieci anni fabbricavo maschere in cartapesta? Imparai a scuola e la cosa mi piacque molto. A 20 anni mi venne in mente di riprendere, guardando le bellissime statuette della tradizione salentina. Così cominciai a fare i pupi per il presepe, ma mi fermai alla Madonna. Ce l'ho ancora, tutta grezza, senza finitura. Ogni anno mi riprometto di continuare quel lavoro...
RispondiEliminaEffettivamente non sapevo quali colori usare. Il tuo post è per me la spinta a riprovarci. Pensavo: secondo te è possibile usare colla più ecologica (magari la classica acqua e farina) al posto di quelle viniliche? Volevo provarci...
Un abbraccio
Danda
Cara Danda, mi rende felice se hai trovato stimolante il post sulla cartapesta! Io, invece, ho trovato la tua domanda così interessante che vorrei risponderti con un altro post - a breve.
RispondiElimina....brava Mirna,molto interessante!
RispondiEliminaPiacerebbe anche a me lavorare con la carta pesta...un giorno ci proverò!
...molto interessante!
RispondiEliminaGrazie Maria!
RispondiEliminaBuongiorno Mirna, grazie infinite per queste spiegazioni 💖 sto cercando di imparare questa tecnica, ma da sola non è propriamente facile 💖 grazieeee 🌷💖
RispondiEliminaIo vorrei sapere cosa si aggiunge per conservarla in modo che non si creino muffe. GraZie
RispondiEliminaCiao Blankart, aggiungi un po' di aceto alla pasta; aiuterà a prevenire la formazione delle muffe. Buon lavoro!
EliminaSi puo' utilizzare anche per rifinire i particolari di un carro allegorico?
RispondiEliminaPenso proprio di si!
EliminaBuon lavoro :)