13 novembre 2009

Molto forte e molto ecologica: la colla da falegname

Per eseguire molti dei piccoli lavori di casa spesso ci serve della colla. Sarebbe bello se ce ne fosse una in grado di incollare tutto, ma non è così. Infatti, il mercato è saturo di colle per usi specifici: per carta, cartoncino, legno, sughero, polistirolo...

Una delle colle più usate nelle nostre case è quella vinilica. E’ facile da reperire ed usare, asciuga in fretta, una volta asciutta diventa trasparente; è presente in ogni falegnameria ed in forma molto concentrata viene usata anche come aggrappante per cemento.

E’ comprensibile che per le sue qualità abbia quasi del tutto sostituito la colla da falegname di una volta. Ricordando gli anni passati all’Accademia di belle arti di Novi Sad, ricordo anche l’odore pungente che emanava durante le ore di cottura.
La colla da falegname, o colla forte, è fatta con pezzi di cartilagine, pelle, ossa e tendini che vengono bolliti lentamente a fuoco moderato per trasformare il collagene dei tessuti animali in un forte adesivo.
La colla ottenuta viene filtrata e “stampata” in pani o scaglie, o gocciolata nella benzina per averla in perle.


Insostituibile per restaurare un mobile antico, ancora oggi viene preparata dai restauratori, seguendo minuziosamente le rigide regole di preparazione.


Per sapere di più sulla preparazione ed utilizzo delle colle animali nel restauro, visitate questa pagina di Antichità Belsito, azienda specializzata nella vendita di materiali per il restauro.

10 novembre 2009

A casa di Philippe Model

Come piccolo piacere e stimolo creativo, mi sono concessa il rito di sfogliare una delle riviste di arredamento d'interni che ogni tanto compro (Art & Décoration, N°455, octobre 2009).

Dopo una quarantina di pagine, l’occhio mi è caduto su un dettaglio di una foto che mi sembrava di riconoscere.
Piccola decorazione a rilievo, tinta-su-tinta, con una conchiglia alla base, nell’appartamento parigino di Philippe Model, foto di Eric d'Hérouville
Era una piccola decorazione a rilievo, tinta-su-tinta, con una conchiglia alla base, inserita nella modanatura a cornice, in un contesto di colori leggermente desaturati. L’attenzione al dettaglio, che credo accomuni tutti gli artisti, mi ha fatto riconoscere quel piccolo elemento decorativo e la casa alla quale apparteneva.
E, si.
Siamo a casa di Philippe Model.
Creatore di moda Philippe Model nella sua abitazione - laboratorio a Parigi, foto di Massimo Listri
Rivederla dopo parecchi anni ed in una veste un po’ diversa, al primo impatto mi fece un po’ di effetto. Nelle foto di Eric d'Hérouville la luce è diversa e gli spazi si sono ristretti, formalizzati, riempiti.
Sfondo architettonico - decorativo del '700 della casa di Philippe Model, foto di Eric d'Hérouville
Lo spirito ludico persiste di meno nel dossier di Véronique Villaret. La scelta dei tessuti sulla quale è incentrato sembra testimoniare un passaggio casuale di donne delle quali una, forse, era Barbie. Barbie in procinto di diventare eco chic (esiste già?).

Nel mio post “La casa vintage di Philippe Model” ho già descritto la sensazione che mi provocò questa casa la prima volta che la vidi.

Nelle foto di Massimo Listri, oltre che i colori caldi ed il disordine creativo, apprezzo come il fotografo fosse riuscito a catturare l’aspetto morbido dell’ambiente ed a convogliarlo nella sua macchina fotografica attraverso l’uso abile della luce e delle ombre sconfinanti. Ha saputo cogliere il gioco di rimbalzi tra le prospettive cadenzate e le grandi specchiere; il gioco del tempo che colora le pareti di nebbia, di cipria, di raggio di sole al profumo di verde antico.
Il tempo colora le pareti di verde antico: abitazione parigina di Philippe Model, foto di Massimo Listri
Certe case ci sono amiche, anche se non ci appartengono. Ci si annidano nel cuore, ci fanno sentire a nostro agio. Sembra quasi che ci parlino, che ci conoscano, come se fossero state fatte per noi, per offrire i loro angoli segreti ai nostri animi segreti.
Armonia dei rossi della casa di Philippe Model, foto di Massimo Listri
Che dire; la casa di Philippe Model è una di queste; è una casa delle curiosità, del talento, delle autenticità e delle ricerche creative. Preferisco le foto di Massimo Listri e l’autentica spiritosaggine di Philippe Model alle ambientazioni con una rilettura che non sembra sapere penetrare nello spirito dello spazio che l’ospita, ma piuttosto vi si adagia sopra, coprendolo con un telo di leggero gelo.

Spero che lo spirito di metamorfosi di questa casa, che credo appartenga e piaccia molto al suo proprietario, continui ad affascinare anche gli altri, offrendosi da sfondo per sempre nuove riletture delle scenografie domestiche.

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13 aprile 2009
La casa vintage
di Philippe Model

Il parquet di Versailles originale nell'appartamento parigino di Philippe Model, situato in un palazzo di fine '600 progettato da Jules Hardouin-Mansart

11 gennaio 2009
Orecchini ben esposti

Portaorecchini / portabijoux in vendita sul sito di Gioielli & bijoux

19 settembre 2009
Lampi di gioia

Un ciondolo di Luna Scamuzzi


07 novembre 2009

La betoniera con la prolunga ed il tempo a fusillo

Oggi fluttuo come un pesce nel dolce far niente, in una giornata bagnata che impedisce l’attività e quasi costringe al riposo. Dopo molte settimane di impegno estremo e stress dovuto alle varie tabelle di marcia, sono contenta di tirare un sospiro di sollievo.

Mi ero imbarcata in una di quelle situazioni dove pagheresti per uscirne fuori, ma non puoi.
Non è che non sai come, è che ti fa paura proprio perchè sai che dipende tutto da te.
Come spesso accade nella vita, a questo si aggiungono molte altre variabili che poco hanno a che fare con la nostra volontà. Tutto sommato, bisogna destreggiarsi tra questi ostacoli con presenza di spirito, creatività e curiosità, tenendo d’occhio gli obbiettivi.

Così ho raccolto tutte le energie e mi sono impegnata a concludere un paio di progetti iniziati un anno fa. E’ come volere che un tram ti passi sopra. °_-

Ho dovuto fare il giocoliere - acrobata tra cose così diverse, che non dovrebbero mai trovarsi ammassate tutte insieme in un breve periodo.


Oltre alle varie pianificazioni, sviluppo di progetti e piani di coltivazione, riscoprendo le regole di sopravvivenza del campeggiatore estremo, usando certi trucchi di bellezza dei tempi della gioventù delle nostre nonne per riparare le conseguenze dei venti avversi e della pioggia sulla mia pelle, sono anche riuscita a salvare le rose dai mostri meccanici che le attaccavano da tutti i lati.

Ho visto di tutto.

Le betoniere si sono, hmmm, diciamo, appaiate nel piazzale davanti alla casa, perchè la più grande aveva anche la prolunga. *-*




Sembrava una gigantesca cavalletta che si sta sgranchendo la zampetta.
Sopra il tetto della casa.




Grazie alle giornate di sole, in alcuni momenti la casa sembrava quasi indifferente al caos che la circondava, mostrando una faccia calma e composta, un po’ assonnata.



I macchinari – trasformisti intanto andavano e venivano a tutte le ore.
Davanti ai miei occhi si sono svolte delle danze primordiali attorno al fuoco, degli uomini – operai impegnati nei loro riti di lavoro.




Il tempo è davvero relativo. Con un po’ di impegno, riesci a triplicarlo, facendone un fusillo.