23 febbraio 2009

Il marmorino

Nell’anno 2001 ero tanto presa dalla sperimentazione che raramente trovavo il tempo per documentarla. Così il marmorino che ho realizzato rimane senza testimonianza. Volevo capire questa tecnica a fondo facendo da sola il colore invece che acquistarlo già pronto perchè desideravo ottenere un colore più scuro rispetto alle sole tinte pastello in offerta nei colorifici.
Ci sono riuscita con uno dei rossi più potenti e più usati: rosso ossido di ferro.
Il mio marmorino color vino rosso m’inebria ancora…
L'ispirazione l'ho avuta da questa foto


La spinta me l’ha dato il già citato articolo, del quale continuo la lettura:

Il marmorino
L’intonaco più comune nei secoli XVI e XVII era il marmorino, un’imitazione povera della bianca e lucida superficie del marmo. In realtà, il marmorino è solo l’ultimo di una serie di strati di intonaco, i classici rinzaffo, arriccio ed intonachino, che veniva eseguito con un impasto di grassello di calce e polvere di marmo e applicato pressando e lisciando l’impasto a cazzuola. In tutte le ricette “storiche”, la quantità del legante aumenta dallo strato più interno a quello più esterno, per dotare la superficie delle idonee resistenze alle aggressioni atmosferiche ed alla pioggia (anche se l’assenza delle piogge acide poneva allora meno problemi di oggi).
Negli strati inferiori, a volte, in aggiunta o in sostituzione della calce grassa ed insieme alla sabbia di fiume, alla polvere di marmo o al caolino, veniva utilizzato del cemento bianco per accelerare il processo di presa evitando fessurazioni. L’adozione di numerosi strati di intonaco, almeno 3, era giustificata dalla necessità di scongiurare i dissesti provocati dalle diverse caratteristiche elastiche dei materiali di supporto e di finitura. I vari strati erano sovrapposti con il ritmo “naturale” della pontata/giorno, facendo combaciare la produzione giornaliera con le zone di marcapiano, modanatura e apertura per evitare di lasciare tracce evidenti delle giunzioni. Era regola imprescindibile spruzzare abbondantemente con acgua lo strato in fase di essiccazione subito dopo ed alla ripresa dei lavori. Nella preparazione dell’impasto l’acqua veniva impiegata in proporzioni minime e, rispetto ad oggi, i tempi di miscelazione erano molto più lunghi ed i procedimenti più accurati.

Tecniche di decorazione pittorica tradizionali
testo di Flavia Trivella, pubblicato nel n° 28 del bimestrale Materiali Edili (Alberto Greco Editore)


Tecniche di decorazione pittorica tradizionali-introduzione
Lo stucco
L’intonaco a cocciopesto
Il graffito (o sgraffito)
L’affresco
Il fresco secco
La tempera a colla
L’encausto
La pittura ad olio

2 commenti:

  1. Ciao!
    Buongiorno!
    Sempre interessante legegrti!
    Fai cose bellissime!
    Come stai!
    Un bacio

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  2. Sono scesa dall'albero qualche ora fa, ora SI che sto bene!!! Grazie, lettrice!!!!
    hahahaha
    Tu, com'è? Da che parte stai tu?
    Bacione dalla potatrice novella

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